Egitto: scoperto tempio solare della V dinastia ad Abu Ghurab
Scoperta degli egittologi italiani di un complesso solare del faraone Nyuserra, datato intorno al 2500 a.C. in Egitto
Sotto la sabbia che da millenni custodisce i segreti del Nilo, ogni tanto l’Egitto decide di restituire un frammento del suo passato con una generosità che lascia senza fiato. Questa volta è toccato a un’équipe italiana, tra Torino e Napoli, riportare alla luce un pezzo dimenticato della V dinastia: il tempio a valle del complesso solare di Nyuserra, un luogo sacro di 4500 anni che parlava al sole e distribuiva pane, birra e feste a intere comunità. Non è solo un ritrovamento: è una finestra spalancata su un’epoca in cui il faraone si faceva dio in terra e il culto di Ra cambiava per sempre il paesaggio religioso dell’Antico Regno.
La missione archeologica delle Università di Torino e Napoli “L’Orientale” ha portato alla luce i resti della struttura a valle del complesso solare del faraone Nyuserra, datato intorno al 2500 a.C. Gli scavi si sono svolti in uno dei siti più importanti dell’Antico Regno, a pochi chilometri dal Cairo.
La Valle del Nilo è sempre generosa di novità e importanti scoperte archeologiche. Questa volta, però, l’ultimo ritrovamento porta una firma tutta italiana. La missione diretta dai professori Massimiliano Nuzzolo (Università di Torino) e Rosanna Pirelli (Università di Napoli “L’Orientale”) ha individuato le tracce di un vasto tempio di 4500 anni nel sito di Abu Ghurab, a circa 15 km a sud del Cairo.
Sotto tre metri di sabbia e fango indurito, si nascondeva il tempio a valle di Nyuserra (2445-2421 a.C.), sesto faraone della V dinastia dell’Antico Regno. Sebbene sia stata scavata solo per metà, la struttura al momento si estende per ben 1000 m² e faceva parte di un più ampio complesso cultuale. Durante la V dinastia, infatti, si assiste a una profonda riforma religiosa e architettonica che coincise con la graduale crescita d’importanza del dio del sole Ra e che si concretizzò con l’introduzione dei templi solari.
I re continuarono a farsi seppellire in piramidi, seppur molto meno monumentali di quelle dei loro predecessori della IV dinastia, ma costruirono anche questi santuari, dedicati a Ra e alla sua manifestazione terrena, cioè il sovrano stesso.

FOTOGRAFIA DI PATRICIA MORA. © ARCHAEOLOGICAL AND TOPOGRAPHICAL EXPEDITION AT THE SUN TEMPLE OF NYUSERRA AT ABU GHURAB
I templi solari erano composti da un tempio a valle (l’edificio di raccordo più basso che era collegato al Nilo o a un canale artificiale), una rampa processionale e il santuario superiore. In quest’ultimo, un cortile aperto racchiudeva bacini di purificazione, un grande altare d’offerta e la pietra benben, un obelisco tronco connesso al sole e alla creazione primordiale. Secondo le fonti scritte, sei dei primi sette faraoni della V dinastia si fecero realizzare un proprio tempio solare tra Abu Ghurab e il vicino sito di Abusir, ma oggi se ne conservano due. È, infatti, nota l’ubicazione solo del tempio di Userkaf, il fondatore della dinastia e, per l’appunto, di quello di Nyuserra.

FOTOGRAFIA DI PATRICIA MORA. © ARCHAEOLOGICAL AND TOPOGRAPHICAL EXPEDITION AT THE SUN TEMPLE OF NYUSERRA AT ABU GHURAB
Tuttavia, già nel 2022 la missione italiana, attiva fin dal 2010, aveva identificato i resti di un terzo tempio, costruito in mattoni di fango e non ancora collegato a un re specifico, sotto a quello in pietra di Nyuserra. Di quest’ultimo, invece, mancava proprio il tempio a valle, che è stato scavato durante le ultime due campagne di ricerca. In realtà, l’area era stata già indagata nel 1901 dall’egittologo tedesco Ludwig Borchardt, celebre soprattutto per aver scoperto il busto di Nefertiti ad Amarna, che però dovette subito arrendersi a causa dell’affioramento delle acque di faglia.
A distanza di oltre un secolo, per via dei cambiamenti climatici, dello spostamento del Nilo verso est e soprattutto della costruzione della Diga di Assuan, il team diretto da Nuzzolo e Pirelli è riuscito ad arrivare al livello del pavimento del tempio, realizzato in fine calcare bianco di Tura, lo stesso che ricopriva le piramidi di Giza.

FOTOGRAFIA DI MASSIMILIANO NUZZOLO. © ARCHAEOLOGICAL AND TOPOGRAPHICAL EXPEDITION AT THE SUN TEMPLE OF NYUSERRA AT ABU GHURAB
La struttura era sicuramente impressionante, con muri ricoperti in granito alti almeno 5,5 metri. Si conservano ancora strutture architettoniche monumentali, come un portico d’ingresso con colonne in granito e calcare, un corridoio centrale che collegava la facciata con la rampa processionale, un ingresso secondario con portale in quarzite e l’inizio della rampa che portava a un imbarcadero.
Decine di blocchi decorati, oltre a recare il nome di Nyuserra, sono iscritte con una lista di festività religiose che evidentemente si celebravano nel tempio, come quelle dedicate agli dèi Sokar, Min e, ovviamente Ra. Questa sorta di calendario religioso, il più antico del suo genere, sembra testimoniare la partecipazione dell’intera comunità locale, oltre che della ristretta cerchia sacerdotale, poiché vengono menzionate centinaia di porzioni di pane, birra e carne distribuite durante le feste.

FOTOGRAFIA DI PATRICIA MORA. © EGYPTIAN MINISTRY OF TOURISM AND ANTIQUITY.
Tuttavia, la vita del santuario mutò dopo un centinaio di anni e perse la sua funzione originaria. Verso la metà della VI dinastia, infatti, con il declino dei culti professati, il tempio fu gradualmente occupato dalle genti del posto, che sfruttarono le strutture esistenti per istallarvi abitazioni e centri artigianali. Soprattutto durante il Primo Periodo Intermedio (2180-2055 a.C.), s’impiantò qui un vasto villaggio la cui esistenza è testimoniata dalla presenza di una gran quantità di ceramica di produzione locale e di scarsa qualità. Tra le tracce di vita quotidiana che riempiono ambienti una volta sacri, curiosamente spiccano due pedine in legno della senet, un antichissimo gioco da tavola simile al moderno backgammon.

FOTOGRAFIA DI AHMAD AMIN. © EGYPTIAN MINISTRY OF TOURISM AND ANTIQUITY
La prossima campagna di scavo, organizzata per la primavera del 2026, si prospetta, quindi, decisamente intrigante. Si prevede, infatti, di indagare la metà mancante del tempio, dove dovrebbero esserci un secondo ingresso secondario sul lato sud-est, come negli altri templi a valle noti, e nuovi ambienti di culto. Tuttavia, la speranza più grande della missione è quella di trovare il paleo-alveo del Nilo o dei suoi canali laterali e magari il punto esatto dove approdavano le barche cerimoniali.
Per saperne di più sullo studio, visita il sito del progetto.
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Fonte: National Geographic Italia – nationalgeographic.it – di Mattia Mancini – nationalgeographic.com – @2023 GEDI PERIODICI E SERVIZI S.P.A Torino per NATIONAL GEOGRAPHIC PARTNERS, LLC – Egitto
Foto in evidenza: Veduta generale (da sud) dell’area di scavo del tempio a valle del complesso solare di Nyuserra – FOTOGRAFIA DI MASSIMILIANO NUZZOLO © ARCHAEOLOGICAL AND TOPOGRAPHICAL EXPEDITION AT THE SUN TEMPLE OF NYUSERRA AT ABU GHURAB

