ABU SIMBEL: il Miracolo del Sole al tempio di Ramses II

ABU SIMBEL: il Miracolo del Sole al tempio di Ramses II
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All’alba del 22 febbraio, ad Abu Simbel si rinnova il Miracolo del Sole

È ancora notte al sito di Abu Simbel. Un leggero brusio echeggia intorno al tempio del grande faraone Ramses II. L’aria è frizzante e satura di emozione, quella che precede un grande evento, carica di un’aspettativa fuori dall’ordinario.

Personalità illustri e gente comune sono consapevoli di godere del privilegio di assistere ad un fenomeno che risale a più di 3200 anni fa, quando raffinati astronomi ed ingegneri Egizi, progettarono un colossale monumento volto a creare un legame indissolubile tra la scienza e le tradizioni tante care al loro sovrano.

Alimentato dal Nilo, lo specchio d’acqua del lago Nasser comincia a riflettere i primi raggi del sole, che si alza timidamente dall’orizzonte. La luce dell’alba raggiunge anche i templi di Abu Simbel, che emergono dall’oscurità e svelano i loro lineamenti imponenti. La roccia rossastra si illumina di mille tonalità, man mano più accese.

Abu Simbel
Alba ad Abu Simbel

Assistere al sorgere del sole ad Abu Simbel è sempre una magia, ma il 22 febbraio va in scena l’evento tanto atteso, che non placa mai lo stupore e regala emozioni sorprendenti.

Il sole è pronto ad onorare il grande faraone!

La stella è perfettamente allineata al Sancta Sanctorum, il santuario che, nel cuore del tempio maggiore, custodisce le quattro divinità: Ramses II divinizzato, Amon-Ra, il dio del sole e padre degli dèi, Ra-Horakhty, il dio Horus-falco con il disco solare e Ptah, il dio delle tenebre.

I raggi puntano direttamente la piccola porta di ingresso, incastonata tra i quattro colossi di Ramses II e, penetrando l’oscurità della sala ipostila, sfiorano le otto statue del faraone stesso rappresentato con i tratti di Osiride, dio e giudice supremo del Regno dei Morti.

Senza esitare, procedono con vigore attraverso la seconda sala: la meta è quasi raggiunta!

Ramses II attende l’abbraccio con il sole che, per venti minuti, irradierà il sovrano con un’energia travolgente, regalando alcuni attimi di luce anche agli dèi che gli siedono accanto, lasciando nell’oscurità Ptah, il dio delle tenebre.

È noto che gli astri seguono un inesorabile movimento. Il sole offre un ultimo bacio all’amata divinità, si ritira e la lascia riposare, inghiottita nuovamente dal buio, in compagnia degli altri dèi del pantheon egizio.

L’incantesimo si dissolve: Ramses II si è congiunto con il Dio Sole, divinizzando sé stesso

Il tempio di Ramses II

Il cuore di ognuno dei presenti ricomincia a pulsare, conscio di essere stato complice nel celebrare la magnificenza del sovrano e nel rispettare l’ingegno di uomini, che con grande impegno e duro lavoro, hanno reso eterna la civiltà Egizia.

Il legame indissolubile tra il Sole e il tempio di Abu Simbel si manifesta in due giornate all’anno da più di trentadue secoli! Giorni scelti, sembra, dagli antichi Egizi per celebrare rispettivamente l’inizio del raccolto e il termine della piena del Nilo, spesso associati al giorno della nascita e dell’incoronazione del grande Ramses II.

Per far fronte all’innalzamento delle acque del Nilo, a seguito della costruzione della Grande diga di Aswan, i templi di Abu Simbel furono trasferiti in un sito più idoneo, rispettando le caratteristiche originarie, posticipando di un solo giorno le due date, colme di significato, in cui il santuario è allineato con il sole e il faraone divinizzato si unisce simbolicamente alle altre due divinità.
Attualmente sono il 22 febbraio e il 22 ottobre.

Considerato il più grande faraone di sempre, Ramses II fece costruire i due templi lungo le rive del Nilo, nella zona meridionale del suo vasto regno ad Abu Simbel.

Tempio della Regina Nefertari

Il sovrano regnò per circa sette decenni, edificando numerosi monumenti con l’obiettivo di celebrare la sua grandezza. I più maestosi sono sicuramente quelli di Abu Simbel. Scavati all’interno della roccia, furono completati nel 1265 a.C. e commemorano le gesta del faraone. In particolare, in quello maggiore, viene rappresentata la presunta vittoria nella battaglia di Qadesh contro i temibili Ittiti, mentre l’altro, dedicato alla dea Hathor, è un inno all’amore nei confronti di Nefertari. La regina fu la Sposa Reale preferita, talmente importante, da scolpire la sua immagine alla stessa altezza del sovrano e da essere deificata ancora in vita.

Visto dall’esterno, il tempio di Ramses II esprime una bellezza molto appagante, ma l’ingresso, piccolo e buio, esercita un richiamo irresistibile e prezioso, che fa presagire quale sarà l’emozione nel rifare lo stesso percorso che condusse, in un lontano passato, il famoso faraone al santuario.

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Redazione

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