HATSHEPSUT: UN FARAONE DONNA CHE HA RESO ETERNO IL SUO NOME.

HATSHEPSUT: UN FARAONE DONNA CHE HA RESO ETERNO IL SUO NOME.
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Hatshepsut visse circa 3500 anni fa e
fu uno dei più importanti faraoni della storia egizia.

Era a capo di un Egitto ricco e potente ereditato dal grande Thutmosi I, suo padre, che amò profondamente e che prese sempre ad esempio. Dotata di una spiccata intelligenza e capacità politica, Hatshepsut era una donna di rara bellezza con una personalità volitiva e carica di energia unita al fascino che esprimeva la sua intensa femminilità.

Inizialmente reggente di un giovanissimo Thutmosi III, designato alla successione al trono, Hatshepsut decise di diventare faraone. Assunse caratteristiche maschili per affermare il suo potere, ma si fece rappresentare, alle volte, con attributi femminili per sottolineare un concetto di dualità necessario per enfatizzare le sue origini divine tanto care agli antichi egizi.

Legittimò il suo potere, affermando che fu il suo amato padre a sceglierla come regina ma, in un ricco ciclo iconografico posto sulle pareti del suo famoso tempio funerario, venne indicata come figlia del dio Amon, che la consacrava come regnante. Il Paese si inchinò a lei! Indossò entrambe le corone dell’Alto e del Basso Egitto e diresse gli affari di Stato in modo pacifico durante i ventidue anni del suo governo.

L’intensa attività architettonica del faraone Hatshepsut, si evidenzia con la presenza di centinaia di edifici, di statue ed obelischi presenti in tutto il Paese. Il suo capolavoro fu la costruzione del suo tempio funerario a Deir el-Bahari, situato in un luogo sacro alla dea Hator, sulla riva occidentale del Nilo e dedicato alla divinità solare Amon-Ra, Nel tempio sono presenti due cappelle per onorare Hator e Anubi, due divinità importanti per la vita ultraterrena della regina.

Addossato alla parete verticale rocciosa che ne enfatizza l’eternità, il tempio presenta un’architettura di grande impatto emotivo, la cui visione onora la memoria di una donna, che, come suo padre, seppe ascoltare la voce del suo popolo e il cui regno è stato un inno alla bellezza e all’immortalità.

 

Redazione

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