CINQUE BORGHI DI PESCATORI SOSPESI TRA TEMPO E MARE

CINQUE BORGHI DI PESCATORI SOSPESI TRA TEMPO E MARE

La vita nei borghi dei pescatori scorre immutata nel tempo ed è scandita dal ritmo e dai capricci del mare

L’orecchio teso anche di notte, per captare il suono di una bufera in arrivo. Le reti stese al sole. Le uscite di mattina presto, o di sera tardi. I ritmi della gente di mare, sempre gli stessi da secoli, si possono ritrovare in alcuni borghi dove la vita resta fedele a sé stessa.

CINQUE BORGHI DI PESCATORI SOSPESI TRA TEMPO E MARE
Il borgo di Komiza, ai piedi del monte Hum ©Lottie Davies/Lonely Planet

Komiža, Croazia

Chi salta di isola in isola finisce per cercare la più remota, la più autentica. In Dalmazia questo significa approdare prima o poi a Vis (Lissa), la più lontana dalla costa. Durante la guerra il maresciallo Tito installò qui il proprio quartier generale e più tardi la trasformò in base navale, vietandola agli estranei. Questo isolamento, terminato nel 1989, ha salvato Vis dalla speculazione edilizia, preservandone l’ambiente e l’architettura tradizionale. E infatti ancora oggi la vita di Komiža (Comisa), uno dei due borghi dell’isola, gira intorno alla pesca. Fulcro di questo paesino di vicoletti in pietra bianca su cui si affacciano dimore secentesche resta il porto, attivo da secoli e dominato da un massiccio castello veneziano del Cinquecento. Al suo interno c’è un Museo della Pesca che ospita una ‘gaeta falcata’, tradizionale imbarcazione croata che permise a Komiža di primeggiare per secoli nella pesca nell’Adriatico. Fuori porta domina la natura: baie chiuse da ripide scogliere, spiagge di ghiaia o sabbia, mare turchino e grotte che regalano fantasmagorici giochi di luce.

Qui chi non pesca si dedica all’agricoltura. Le viti prosperano sui terreni sabbiosi di Vis, che vanta alcuni dei vini più rinomati della Croazia: Plavac, Kurteloška e Vugava.

Ghar el-Melh, Tunisia

Lungo la costa della Tunisia settentrionale, a metà strada tra Tunisi e Bizerte, una sottile lingua di terra si allunga nel Mediterraneo a formare una laguna. Qui si trova il villaggio di Ghar el-Melh. I suoi abitanti sono per lo più pescatori, che da sempre vivono seguendo ritmi lenti, dettati dalle correnti, dalle abitudini dei banchi di pesci, dalle condizioni atmosferiche. Durante il giorno, giù al porto, vedrete le reti distese al sole e all’alba assisterete al ritorno dalla pesca. Nelle prime ore della sera, poi, li sentirete parlare del vento e raccontare storie prima di prendere il mare. Storie a volte leggendarie, perché Ghar el-Mehl non è solo un tranquillo borgo di pescatori. È stata a lungo un facile obbiettivo per i pirati e i corsari, tra cui Sir Francis Drake, e sulla sua costa hanno lasciato un segno anche gli ottomani, che costruirono tre imponenti forti di pietra e il vecchio porto. Poi le attenzioni della storia si rivolsero altrove e Ghar el-Melh tornò ad assopirsi in un sonno tranquillo. Una fortuna per i viaggiatori, che arrivano qui per trascorrere un weekend che assomiglia a un viaggio nel tempo, oltre a essere un balsamo per occhi e spirito.

La spiaggia di Sidi Ali el-Mekki, ai bordi della laguna di Ghar el-Melh, è considerata una delle più belle della Tunisia. Vi troverete ampie distese di sabbia sottile e tranquille acque di un azzurro intenso.

CINQUE BORGHI DI PESCATORI SOSPESI TRA TEMPO E MARE
A Koufonísia, il mare è ovunque ©Carolyn Bain/Lonely Planet

Koufonísia, Grecia

Le reti sono stese al sole, i tentacoli dei polpi penzolano dai fili del bucato, i caicchi sono ormeggiati al porto: un’altra giornata di pesca si è chiusa, rinnovando in un rito quotidiano il legame simbiotico fra l’uomo e il mare. Ad Áno Koufonísia, una delle tre isolette che compongono Koufonísia, il mare è ovunque, si insinua nella scogliera formando piscine di acqua salata, è protagonista a tavola e detta il ritmo di vita dei pochi abitanti. Il fulcro delle attività si concentra intorno al porto e dagli anni ’80 un cantiere navale garantisce la manutenzione della flotta peschereccia, molto sviluppata in rapporto all’esigua popolazione. Le auto sono ancora poche e non c’è neppure il rumore dei motorini a coprire quello del mare: semplicemente non ce n’è bisogno, la gente del posto raggiunge in barca i pochi punti dell’isola dove non è comodo arrivare a piedi. E la sera, quando la Via Lattea abbacina con il suo bagliore, non si può che essere grati a Koufonísia per la sua limitata illuminazione artificiale. Il turismo è arrivato anche qui, ma non ha ancora sconvolto l’identità dell’isola, se non forse nel mese di agosto.

Ogni anno Koufonísia celebra il proprio legame con il mare durante la Festa del Pescatore, che cade il sabato prima del Lunedì di Pentecoste e prevede danze, musica tradizionale e un banchetto a base di pesce.

CINQUE BORGHI DI PESCATORI SOSPESI TRA TEMPO E MARE
Marzamemi deve la propria fama locale alla grande tonnara© Francesca Sciarra

Marzamemi, Italia

A 3 km da Pachino, in provincia di Siracusa, la costa svirgola improvvisamente inoltrandosi nel mare e crea un avamposto di casette bianche e ocra, come a presidiare alcune spiagge tra le più belle della Sicilia meridionale. È qui che si trova Marzamemi, frazione marinara che deve la propria fama locale alla grande tonnara, e quella internazionale agli aspri scenari fotografati dal film Sud di Gabriele Salvatores. Riconoscerete la piazzetta assolata, delimitata su un lato dall’imponente sagoma del palazzo dei principi di Villadorata. E poi l’antica chiesa, le baracche dei pescatori, le casette bianche con il patio interno edificate secoli fa dagli arabi, e oggi trasformate in residenze, bar e pensioni. Ad agosto vi immergerete nel caldo secco africano e assisterete alla festa del patrono San Francesco di Paola, con processione di barche, cuccagna a mare e una regata. Nel ripartire, fate scorta di prodotti ittici (tonno sott’olio, filetti sotto sale, suppizzata, pesce spada affumicato, mosciame, ventresca e bottarga).

Nella roccia calcarea tra Marzamemi e Portopalo di Capo Passero si trova la Grotta Calafarina, abitata fin dal Paleolitico, al cui interno sono state ritrovate testimonianze archeologiche del periodo neolitico, greco, romano e bizantino.

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Lo spirito marinaresco che per secoli ha animato Palamós è rimasto immutato©Xose Casal Photography/Getty Images

Palamós, Spagna

Le barche in legno adagiate sulla spiaggia di Palamós, nel nord della Catalogna, hanno nomi di donne: è una tradizione in questa cittadina, che dal Medioevo è stata il principale porto peschereccio di tutta la regione. E anche se rispetto al villaggio di un tempo le dimensioni sono cambiate, lo spirito marinaresco che per secoli l’ha animato è rimasto immutato. E si respira ancora tra le chiese rinascimentali del centro storico, le calette dei dintorni, i resti del Castello di San Sebastiano e le banchine del porto, dove ogni pomeriggio – seguiti da una nuvola di gabbiani – attraccano i pescherecci dopo aver trascorso la mattinata in mare. È un universo fatto di gesti antichi, di mani che riparano le reti stese ad asciugare al sole, di lenze riordinate con perizia e di uomini dalla pelle ruvida che scaricano le cassette colme dei rinomati gamberi rossi tipici di questa zona.

Nei dintorni del porto sorge il Museo 54 della Pesca che, oltre a ospitare una collezione permanente sul passato e sul futuro di questa attività, organizza escursioni a bordo dei pescherecci per toccare con mano la vita di mare.

Fonte: lonelyplanetitalia.it

Redazione

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