TURISMO 2021: UN CONSUNTIVO DELLE TENDENZE

TURISMO 2021: UN CONSUNTIVO DELLE TENDENZE
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Un recentissimo rapporto di una azienda che si occupa di “big data” e statistiche sul settore ”viaggi” racconta le principali tendenze del turismo 2021, che, ovviamente, sono tutte influenzate dalla situazione pandemica corrente.

I viaggi leisure verso gli Stati Uniti hanno guidato la ripresa, tanto che un confronto tra le principali destinazione del mondo, prima della pandemia nel 2019 fino a tutto il 2021, testimonia la forte tendenza verso i viaggi leisure che guidano la ripresa.
Tuttavia diverse grandi città, classici del turismo di questo tipo, sono state spinte o fuori dalla classifica delle top 20.

Mentre Dubai rimane in cima alla lista (è una delle principali destinazioni complice anche Expo 2020), gli aumenti più rimarchevoli includono Miami, salita in 5a posizione dalla 18a, Madrid dalla 16a alla 10a .Le new entry, invece sono state, Cancun (Messico) al 2° posto, Il Cairo (Egitto) al 9°, Punta Cana (Repubblica Dominicana) al 12°, San Juan (Porto Rico) al 13° Lisbona al 14°, Atene al 15°, Città del Messico al 16°, Palma Mallorca al 17°  e Francoforte al 20°.

Le  prime due, Cancun e Miami, sono entrambe le principali destinazioni che si sono affermante, ulteriormente, per il flusso leisure dagli USA.

Turismo
Miami beach

La maggior parte delle novità ​​in fondo alla lista sono anche le principali destinazioni del segmento per i turisti europei.
Doha, entrata al 7° posto, si è comportata particolarmente bene come snodo per i transiti, con la compagnia di bandiera, molto attiva per i “beyond”.

Le principali destinazioni pre-pandemia, che sono invece sparite dal radar delle top 20 includono dieci grandi città: Bangkok, Tokyo, Seoul, Singapore, Hong Kong, Taipei, Shanghai, Jeddah, Los Angeles e Osaka.

La paralisi dell’Asia è continuata mentre il Messico, l’America centrale, i Caraibi e gran parte dell’Africa si sono dimostrati i più resistenti. Un’analisi dei viaggi nel mondo nel 2021, suddivisa per regione, rivela fino a che punto i viaggi internazionali sono stati paralizzati.
Nel complesso, i passaggi aerei internazionali hanno raggiunto poco più di un quarto (26%) del livello pre-pandemia; la regione Asia Pacifica ha raggiunto appena l’8%, mentre l’Europa ha raggiunto il 30%, l’Africa e il Medio Oriente il 36% e le Americhe il 40%.

Un confronto dei viaggi tra la prima e la seconda metà dell’anno 2019 mostra che i viaggi internazionali globali sono più che raddoppiati . Tuttavia, il recupero è stato estremamente irregolare. Nella regione dell’Asia Pacifico, gli arrivi di voli sono cresciuti dal 5% del livello del 2019 nel primo semestre al 10% nel secondo semestre. In Europa sono cresciuti dal 14% al 45%; in Medio Oriente e Africa sono cresciute dal 24% al 48% e nelle Americhe dal 30% al 52%.

All’interno delle macro regioni, alcuni paesi sono stati molto più resistenti all’impatto del virus sui viaggi rispetto ad altri. Le destinazioni di spicco che hanno mantenuto al meglio il loro numero di visitatori sono state l’America Centrale, in particolare El Salvador e Belize, e i Caraibi, tutte mete di vacanza principalmente per turisti statunitensi. Molti di questi paesi hanno registrato tassi di arrivo superiori al 60% dei livelli del 2019 durante tutto l’anno. Lo stesso grado di resilienza ai viaggi era stato registrato da circa due dozzine di paesi in Africa.

L’eroporto di Doha

La rinascita del Medio Oriente
Anche i viaggi verso varie destinazioni del Medio Oriente hanno superato il benchmark del 60% nel secondo semestre. In particolare, i viaggi in Turchia sono aumentati dal 33% nel primo semestre al 67% nel secondo semestre dei livelli pre-pandemia e i viaggi in Egitto sono cresciuti dal 37% al 72%. Dubai ha mantenuto la sua posizione come destinazione principale urbano mentre Doha ha superato Dubai come hub di transito aereo.

Il turismo interno è stato dominante, in particolare nei grandi paesi, poichè molti sono stati in grado di imporre severe restrizioni ai viaggi internazionali, citando la necessità di mantenere la popolazione “isolata ed al sicuro” altri, meno, poiché  imporre vincoli altrettanto rigidi alle proprie popolazioni si è rivelato,  politicamente, molto  più impegnativo.

Di conseguenza, c’è stato un aumento relativo dei viaggi interni, in particolare in paesi geograficamente grandi come Brasile, Cina, Russia e Stati Uniti, dove è possibile volare per ore senza attraversare il confine. In Cina i volumi dei viaggi interni sono tornati ai livelli pre-pandemia già a settembre 2020; tuttavia, sono diminuiti a gennaio e di nuovo ad agosto, a causa di una ripresa dei casi di covid.
In Brasile, Russia, Stati Uniti e Cina, i viaggi interni sono aumentati rispettivamente al 148%, 128%, 87% e 76% dei livelli pre pandemia nella seconda metà del 2021, rispetto al 50%, 28%, 39% e 1% per viaggi internazionali. Meno outgoing più mercato domestico, un po’ come in Italia.

Le principali compagnie aeree europee hanno lottato in modo ciclopico contro la situazione.

In gran parte a causa della tendenza verso i viaggi nazionali nei grandi paesi, le compagnie aeree in quei mercati sono riuscite a resistere alla tempesta pandemica,  meglio dei vettori la cui attività è stata più orientata ai voli internazionali a corto raggio. Ciò è illustrato da un’analisi delle prime 20 compagnie aeree nel 2021 rispetto al 2019.

I maggiori vettori europei sono tutti scesi o fuori classifica; e sono stati sostituiti da compagnie aeree che hanno un mercato “florido” di operazioni in Cina e negli Stati Uniti, che sono state meglio in grado di mantenere la “capacity”.
Ad esempio, Ryanair ed easyJet, i due maggiori vettori europei, sono scesi rispettivamente dalla 5° e 8° posizione, alla 7° e 16°. Lufthansa, British Airways e Air France, i più grandi e storici vettori d’Europa, sono usciti dalla lista dei primi 20, così come Emirates e Air Canada. Sono stati sostituiti da Shenzhen, JetBlue, Spirit, Hainan e Xiamen.

C’è stato un relativo declino nei viaggi a lungo raggio, si capisce momentaneo, ma la domanda è quanto durerà questo “momento”?

Un confronto tra i viaggi internazionali all’interno delle principali regioni del mondo, i viaggi intraregionali e tra le varie regioni del mondo, i viaggi extraregionali (o a lungo raggio), rivela che c’è stato un allontanamento dal “long haul” durante la pandemia. Nel 2019 il rapporto tra spostamenti intraregionali ed extraregionali è stato del 56%:44%; ma nel 2021 era passato al 62%:38%.

Anche il modello è cambiato, con una percentuale maggiore di persone in Europa e nelle Americhe che viaggiano a sullo “short haul” piuttosto che a lungo raggio. La tendenza può essere spiegata da una combinazione di diversi fattori, tra cui l’effettiva chiusura di una regione del mondo, l’Asia del Pacifico, l’aumento dei costi e la difficoltà di viaggiare a lungo raggio durante la pandemia per le frequenti modifiche dei regolamenti sanitari, che scoraggiano in modo sproporzionato le persone dal prenotare viaggi a lungo raggio, e con una pianificazione temporale a lunga gittata.

L’aeroporto di Schipol, Amsterdam

Doha e Amsterdam sono avanzate nella battaglia degli hub

Nella battaglia per l’affermazione degli hub continentali, Doha ha superato Dubai diventando il principale hub aeroportuale del Medio Oriente, collegando il traffico aereo tra l’Asia meridionale, il Medio Oriente, il Nord America e l’Africa subsahariana.
In Europa, Amsterdam ha colmato il gap su Francoforte per i transiti intraeuropei e i collegamenti con il Nord America. Prima della pandemia, la top ten degli aeroporti hub globali era guidata da Dubai con una quota di mercato del 7,7% sui collegamenti intercontinentali.

Seguono Francoforte, Amsterdam, Doha, Istanbul, Parigi, Hong Kong, Monaco, Londra e Abu Dhabi.
Nel 2021 la leader è Amsterdam, con una quota dell’8,3% dei collegamenti aerei intercontinentali, ora seguita da Francoforte, 8,2%, Istanbul, 6,8%, Doha, 6,7%, Dubai, 5,9%, Parigi, 5,0%, Panama City, 3,5%, Addis Abeba, 3,1%, Monaco di Baviera, 2,9% e Madrid, 2,4 %.

L’analisi del traffico mensile nel 2021 mostra che Amsterdam ha superato Francoforte a settembre e ottobre; ma è tornata a novembre la leadership germanica, così come nello stesso mese, Dubai ha recuperato lo svantaggio su Doha per la prima volta da febbraio.

Le nuove varianti del covid continuano a rappresentare una potente minaccia

Un grafico che traccia la ripresa del trasporto aereo mostra una crescita relativamente costante dal primo trimestre del 2021, quando il traffico era inferiore al 20% dei livelli del 2019, al quarto trimestre, quando era salito a oltre il 50%. Tuttavia, ci sono state due battute d’arresto, la prima è iniziata durante la settimana del 12 marzo, quando la crescita delle prenotazioni settimanali è passata da +11% a -10%, quando la variante Delta ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo.

L’altra è iniziata nell’ultima settimana di ottobre, quando le prenotazioni settimanali hanno raggiunto il loro punto più alto, il 64% sulla stessa settimana nel 2019. Da allora le prenotazioni hanno rallentato; e alla fine di novembre erano scesi al 54% dei livelli del 2019, il che era strettamente correlato a un nuovo aumento dei casi di covid dalla fine di ottobre. È ora probabile che l’emergere della nuova variante Omicron e le restrizioni di viaggio introdotte in risposta, inibiranno la domanda di viaggi last minute nel periodo natalizio.

Massimo Terracina

Giornalista dal 1987, si è sempre occupato di sport ('82-'98) e turismo (dal '92 ad oggi). Ha fatto esperienza sul campo lavorando in adv e to (gsa compagnia aerea) per poi passare alla stampa trade, consumer, online anche con esperienze televisive. La sua casa è il mondo e vorrebbe tornarci al più presto perché, questo, significherebbe la vera ripresa!

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