Tutta l’arte di Ravenna, dai mosaici bizantini a Dante

Tutta l’arte di Ravenna, dai mosaici bizantini a Dante

Ravenna è nota in tutto il mondo per i suoi mosaici, le sue chiese, i battisteri e i palazzi che attirano ogni anno centinaia di migliaia di visitatori

Ma non è solo per ragioni prettamente artistiche che Ravenna è un luogo unico: il fatto è che le scintillanti opere realizzate tra il V e il VI secolo, quando la città fu capitale dell’Impero Romano d’Occidente e poi avamposto di quello bizantino, codificarono le prime espressioni dell’arte cristiana. Così la città del mosaico rappresenta la tessera decisiva, irripetibile, in grado di congiungere Oriente e Occidente, antichità e Medioevo, solcando mari e secoli interi.

Lo spettacolo della Basilica di San Vitale ©theJIPEN/Getty Images

Tante altre tessere, invece, compongono l’identità cittadina: la vivacità del centro, per esempio, con i baretti sempre pieni e l’ininterrotto fluire delle biciclette; le odorose pinete che lambiscono vaste aree lagunari, che in pochi chilometri proiettano il visitatore in un’atmosfera di quasi inverosimile wildness; e i lunghi tratti di spiaggia che sfavillano di animazione nella lunga stagione estiva. Il risultato finale è una destinazione varia e multiforme, da inserire senza la minima esitazione in qualunque tour dell’Emilia-Romagna.

Che cosa vedere

È inevitabilmente il riflesso dei milioni di tessere multicolore a baluginare nei desideri dei viaggiatori che programmano una visita a Ravenna. Ma, tra le suggestioni dantesche, qualche aggraziata piazza piena di vita e gli interessanti musei, vi accorgerete che la città ha da offrire molto altro.

1 Basilica di San Vitale

Questa straordinaria basilica del 548, luogo simbolo dell’arte bizantina mondiale, vi stordirà e vi rapirà non appena varcata la soglia. Stenterete a comprendere se la struttura ottagonale, la foresta di colonne e il matroneo al piano superiore appartengano a una chiesa, al luogo di culto di un’esotica religione orientale o a un tempio pagano. L’edificio sorto laddove san Vitale sarebbe stato interrato vivo, infatti, appare irrimediabilmente sospeso tra il realismo naturalista dell’arte romana e la staticità bizantina.

Da vedere c’è molto, ma, nonostante la luce ieratica che filtra dalle finestre in alabastro e il cinquecentesco pavimento a intarsio marmoreo inducano a muoversi in ogni direzione, le più fulgide meraviglie di San Vitale sono concentrate negli straordinari mosaici della zona presbiteriale: si parte dall’arcone d’ingresso con i 15 medaglioni che incorniciano i volti di Cristo, degli apostoli e dei santi Gervasio e Protasio. Sopra le trifore, ecco il serrato dialogo tra Antico e Nuovo Testamento, con gli episodi dei sacrifici di Abele Melchisedec e di Isacco, che richiamano la passione di Cristo. Nelle pareti dell’abside si celebra invece il potere imperiale, all’epoca appena insediatosi in città, rappresentato dall’ingioiellatissima Teodora, con il corteo di due ministri e sette matrone e, in posizione speculare, da suo marito Giustiniano col vescovo Massimiano e seguito di funzionari, sacerdoti e soldati.

Ma è nel catino absidale che le audaci cromie trovano il loro assoluto compimento. Nel mosaico di Gesù tra gli arcangeli, san Vitale e sant’Ecclesio, il Redentore è rappresentato con lo sfarzoso abito di un imperatore, intento a offrire la corona del martirio con una mano e a sorreggere con l’altra l’apocalittico libro dei sette sigilli. Se dovessimo eleggere nella storia dell’arte un singolo momento di passaggio tra il naturalismo dell’età antica e la solenne formalità bizantina, la scelta dovrebbe senz’altro ricadere su questa immagine.

La volta blu del Mausoleo di Galla Placidia ©VvoeVale/Getty Images

2 Mausoleo di Galla Placidia

Questo edificio cruciforme, a pochi passi dalla Basilica di San Vitale, potrebbe concorrere per il titolo mondiale di architettura dal contrasto più radicale tra interno ed esterno. La piccola struttura è da fuori quanto di più modesto possiate immaginare. Dentro, invece, la multicolore decorazione musiva stravolge completamente l’impressione iniziale.

Secondo la tradizione, il mausoleo fu costruito tra il 425 e il 450 da Galla Placidia, figlia di Teodosio e sorella di Onorio (colui che aveva reso Ravenna capitale dell’Impero Romano d’Occidente), ma, a dispetto del nome, non ha mai ospitato le spoglie dell’imperatrice. In compenso, è un luogo privilegiato per osservare l’evoluzione e i cambiamenti nella storia dell’arte cristiana. Osservate, per esempio, la differenza tra il disinvolto realismo del Cristo nella versione del Buon Pastore sopra la porta d’ingresso, che risente della tradizione figurativa romana, e il rigore di quello in abiti da imperatore di San Vitale, realizzato un secolo dopo.

Di straordinario dinamismo è anche la rappresentazione del Martirio di san Lorenzo nella lunetta di fronte all’ingresso, mentre gli apostoli rappresentati nei lunettoni alla base della cupola, con le loro tuniche bianche, ricordano le figure di filosofi ellenistici. Il mausoleo, poi, custodisce il primo esempio di soffitto decorato con il diffusissimo tema del cielo stellato, che si perpetuerà nel Medioevo, fino a Giotto e ancora oltre, in centinaia di chiese in tutta Europa. E nelle frequenti rappresentazioni animali, dalle colombe che si abbeverano alle acque della grazia divina ai cervi che evocano il Salmo XLII (‘Come il cervo anela ai corsi d’acqua, così la mia anima anela a te, o Dio’), si manifesta un programma iconografico di sublime unitarietà, in cui paganesimo e cristianità si fecondano vicendevolmente in un’epifania estetica che qualsiasi visitatore farà fatica a dimenticare.

3 Battistero Neoniano

Da fuori mostra la forma ottogonale comune a molti edifici con la stessa funzione, la solidità dei laterizi e le lesene con doppi archetti pensili che ne movimentano il disadorno impianto. L’interno, invece, è un trionfo di colori, in cui ogni immagine e gli stessi elementi architettonici sembrano volteggiare sopra il visitatore in un’ipnotica e inesauribile fluttuazione. L’edificio si divide in tre fasce: in basso le colonne in marmo sostengono le arcate, sul cui sfondo blu si stagliano girali d’acanto e le figure di profeti. La fascia mediana è caratterizzata da una delicata decorazione in stucco, con nicchie che accolgono le figure di altri profeti alternate alle finestre. Infine, ecco i meravigliosi mosaici della parte superiore, divisi anch’essi in tre sezioni, con l’ampia esedra in cui si alternano troni e altari, i 12 apostoli che si muovono in due processioni contrapposte in mezzo e infine il Battesimo di Cristo nel disco centrale. Al culmine di questa strepitosa esperienza, lenite il torcicollo dando un’occhiata alla cinquecentesca vasca battesimale, di fronte a voi al centro dell’edificio.

4 Sant’Apollinare Nuovo

Il più significativo edificio ariano dell’epoca di Teodorico, poi riconvertito al culto cattolico verso il 560, è un’ampia basilica a tre navate, con una semplice facciata timpanata e un campanile cilindrico del X secolo. Come spesso accade a Ravenna, all’interno l’attenzione del visitatore è subito attratta dalla decorazione musiva, a discapito in questo caso del ricco arredo marmoreo e del soffitto a cassettoni (1611). Nonostante il fatto che dell’opulento apparato decorativo originario siano sopravvissuti solo i mosaici della navata centrale, l’eloquenza dei tre registri è però sufficiente a elevare la struttura tra i massimi capolavori artistici della regione.

In alto, ci sono episodi della vita di Cristo: in quelli a sinistra il Salvatore è giovane e imberbe, mentre a destra, nelle più drammatiche scene della Passione, ha la barba ed esprime sofferenza. Notate l’Ultima cena, con gli apostoli sdraiati come in un banchetto romano, e osservate la mancanza della tradizionale Crocifissione, considerata infamante nella concezione del cristianesimo degli albori. Nella fascia mediana sono invece rappresentati i profeti. Il clou è però nel registro inferiore: a destra, vicino all’entrata, si vede il Palazzo di Teodorico, da cui partono in processione 26 martiri, in direzione dell’abside e del Cristo in trono fiancheggiato da quattro arcangeli; a sinistra, proprio di fronte al palazzo, ecco la città portuale di Classe, da cui muovono i magi e le sante verso la Vergine, anch’essa in trono, a completare un vero e proprio prodigio di simmetria.

L’interno di Sant’Apollinare in Classe.©Claudio Giovanni Colombo/Shutterstock

5 Sant’Apollinare in Classe

Nonostante le spoliazioni di secoli interi, l’allontanamento del mare e la progressiva decadenza dell’area, questa basilica edificata tra il 533 e il 536 continua a rifulgere come una delle massime espressioni dell’arte paleocristiana. Già dall’esterno le dimensioni della struttura e il bel campanile cilindrico del X secolo non lasciano indifferenti. L’interno, poi, a tre navate scandite da 24 colonne di marmo orientale, ha lo slancio di una cattedrale, con i suoi 30 metri d’altezza. In opposizione alla maestosità della struttura, i capitelli ‘a foglie d’acanto mosse dal vento’ sembrano suggerire levità e morbidezza, mentre le spoglie pareti, lungo le quali ci sono solo qualche iscrizione e una serie di superbi sarcofagi, esaltano ulteriormente lo sfarzoso ciclo musivo dell’abside: al centro della parte inferiore è raffigurato il primo vescovo di Ravenna, sant’Apollinare, verso il quale si muovono 12 agnelli, a rappresentare il gregge dei fedeli. Il lussureggiante sfondo di alberi, rocce e arbusti, privo com’è di profondità e prospettiva, obbedisce a parametri antinaturalistici già tipicamente bizantini. Nella parte superiore è invece rappresentata la Trasfigurazione, con Mosè ed Elia ai lati della croce gemmata a riecheggiare il racconto biblico. Ancor più in alto, tra le nubi, la mano di Dio. La scelta iconografica di un racconto in cui emerge la natura divina di Cristo va evidentemente letta come riaffermazione della dottrina ortodossa dopo i decenni di influenza ariana, così come la presenza di altri quattro vescovi ravennati tra le finestre vuole esaltare la città e la Chiesa locale. Da non perdere assolutamente, anche se il centro città dista 8 km.

6 Le peripezie delle spoglie dantesche

Non sappiamo in quali dei regni dell’oltretomba da lui descritti Dante abbia meritato di approdare dopo la morte; di sicuro, però, sappiamo che le sue spoglie hanno subito peripezie infernali prima di approdare nel sepolcro dove oggi riposano. Il poeta fu sepolto nel sarcofago odierno, accanto alle mura del convento francescano, ma, quando nel 1519 papa Leone X accolse l’istanza della città di Firenze che reclamava le ossa del beneamato cittadino, il sarcofago aperto dalla delegazione medicea risultò incredibilmente vuoto: i frati, infatti, avevano praticato un buco nel muro e trafugato il cadavere. E la storia non finisce qui: nel 1810, con la ratifica delle leggi napoleoniche, il convento fu abbandonato e il corpo del poeta nascosto in una porta murata del Quadrarco di Braccioforte. Ritrovato casualmente da un operaio nel 1865, fu nuovamente posto nell’attuale sepolcro. Infine, le spoglie furono spostate per pochi mesi durante la seconda guerra mondiale, per proteggerle dai bombardamenti.

Sepolcro di Dante

Oltre che ai mosaici, Ravenna è associata immediatamente alla figura del grande poeta nazionale. Dante, infatti, fu ospite di Guido Novello da Polenta nell’ultima parte della sua vita, tra il 1317 e il 1321, e dopo varie vicissitudini; le sue spoglie mortali furono accolte in questo tempietto neoclassico (1780), all’interno di un sarcofago sormontato dal bel bassorilievo quattrocentesco di Pietro Lombardo, con l’immagine del poeta immerso nella lettura. Nel giardino accanto si trova il Quadrarco di Braccioforte, un’austera edicola che ospita due sarcofagi del V secolo.

Museo Dantesco

Nei chiostri dei frati francescani, a due passi dal sepolcro, si trova l’avvincente percorso museale dedicato alla vita e all’opera di Dante, con un racconto fumettistico della Divina Commedia, supporti multimediali e opere d’arte contemporanea, alcune delle quali griffate da artisti prestigiosi come Giacomo Manzù. C’è anche la cassa in cui i frati deposero le ossa del poeta dopo averle trafugate.

7. La via dei poeti

Se siete in cerca di ispirazione e volete scoprire chi è stato ispirato da Ravenna, non dimenticatevi di percorrere Via Mazzini. In questa via, infatti, è stato installato un percorso letterario, con pannelli che riportano pensieri sulla città di scrittori e viaggiatori celebri. La lista annovera, tra gli altri, Dante e Henry James, Hesse e Freud, Eliot e Yourcenar; in attesa, magari, del vostro poetico contributo.

Fonte: lonelyplanetitalia.it

Redazione

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